Maggioli Editore
LOGIN ricorda Password dimenticata
  • Rss Feed
MAGGIOLI EDITORE
tredueotto - L'Esperto Risponde

L'esperto risponde


Quesito

Sono un’assistente sociale di un piccolo Comune che è affidatario di un minore. Il nucleo familiare originario del medesimo si è disgregato e, dopo varie peripezie, il piccolo, insieme alla madre, è stato inserito in un appartamento monitorato per la realizzazione di un percorso che li renda il più possibile “autonomi”. In seguito, il progetto per l’autonomia del nucleo è fallito: la madre, infatti, ha ripetutamente mostrato segni di instabilità emotiva, anche seri. A quel punto, il Servizio Sociale ha deciso di agire con un intervento ex art. 403 c.c., successivamente convalidato dal Tribunale per i Minorenni. In quel provvedimento, il Giudice ha previsto: a) il collocamento del piccolo in Comunità; b) un sostegno psicopedagogico per i genitori, in particolare per la madre del bimbo. La madre del bambino, ha volontariamente richiesto, e ottenuto, un breve ricovero nel reparto psichiatrico ospedaliero, all’esito del quale i sanitari non hanno riscontrato una patologia psichiatrica particolare o comunque evidente. Visto che la signora non è né invalida né riconosciuta incapace, ma non dispone di risorse materiali proprie e non ha una rete familiare/amicale di sostegno, il mio Comune, fino a che punto è obbligato ad intervenire in virtù della dicitura contenuta nel provvedimento del Tribunale (di convalida/ratifica del 403), che prevede la generica attivazione di “sostegni socio assistenziali” in favore della madre?

Risposta

La risposta al quesito è consultabile solo per utenti registrati al servizio
Clicca qui per abbonarti al servizio

Previous Next
Previous Next