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03/02/2012
La disoccupazione giovanile al 31%

Il tasso di disoccupazione in Italia a dicembre del 2011 ha raggiunto l'8,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali sul mese di novembre e di 0,8 punti sul mese di dicembre 2010. È il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio delle serie storiche mensili). Lo ha rilevato l’Istat, in base a stime provvisorie. Se si considerano le serie storiche trimestrali, il tasso registrato nel quarto trimestre del 2011 è risultato essere il più elevato dal terzo trimestre 2001. I più colpiti, ha precisato l'Istat, sono i maschi con un aumento del tasso di disoccupazionemaschile dell'1,1% rispetto all'anno precedente, mentre il tasso di disoccupazione femminile è salito dello 0,4%. E la situazione dei giovani rimane quella più difficile: il tasso di disoccupazione giovanile(15-24 anni) a dicembre era al 31%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre, ma in aumento di 3 punti rispetto al mese di dicembre del 2010. Per il quarto mese consecutivo il tasso ha superato il 30%. In valore assoluto, il numero dei disoccupati a dicembre‚ è stato pari a 2,243 milioni, in aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente. Su base annua, ha sottolineato l'Istat, il rialzo è risultato essere del 10,9%. È il valore maggiore da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili) e se si fa riferimento alle serie trimestrali si torna a livelli di 10 anni fa (primo trimestre 2001).
I dati sulla disoccupazione forniti dall’Istat sono stati oggetto di vari commenti. La disoccupazione “è la mia principale preoccupazione”: lo ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine di una audizione alla Camera. “Vorrei che la gente lavorasse. La riforma del mercato del lavoro – ha aggiunto - la pensiamo per aumentare l'occupazione”. Senza la cassa integrazione in Italia oggi il numero dei disoccupati sarebbe ben superiore al dato fornito dall’Istat. Sarebbe pari ad oltre 3 milioni. È quanto ha sostuenuto la Cgil: per il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, si tratta di “duecentomila disoccupati in più nel 2011, che si sommano alle centinaia di migliaia dall'inizio della crisi. E solo pochi giorni fa l'indagine Unioncamere prevedeva – ha ricordato - un calo di altri 75.000 occupati nei soli primi tre mesi di quest'anno”. A riguardo, Fammoni si è chiesto: “Qualcuno, anche sulla base di questi dati, può ancora sostenere che c'è qualche problema di flessibilità in uscita?”. E ha aggiunto: “Se lo si pensa ancora si rileggano i dati Istat sulle grandi imprese (dove si applica l'articolo 18) che illustrano come sono cresciuti i licenziamenti in 6 anni del 35%. Fammoni ha evidenziato soprattutto il problema dei giovani. A proposito, domanda: “Al 31% di giovani disoccupati (che in realtà sono di più perchè anche una parte dei giovani è in cassa integrazione), che prospettiva si dà? Un lavoro con meno diritti e sempre più ricattabile? Una mobilità da un lavoro precario in un'azienda a un lavoro temporaneo in un'altra?”.
Per il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, commentando i dati sulla disoccupazione diffusi dall'Istat, ha rilevato: “Tenendo anche conto dei livelli di cassa integrazione molto elevati, il 2011 si è chiuso malissimo sul fronte dell'occupazione, conseguenza della recessione economica oramai in atto”, ha sottolineato. “Questo quadro – ha osservato - richiede una svolta nella politica economica del Paese verso obiettivi di sviluppo e occupazione su cui incentrare la trattativa con il Governo sul mercato del lavoro. È necessario un intervento organico di sostegno alle assunzioni dei giovani, delle donne, degli over 50 e per il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione e dei disoccupati, valorizzando gli istituti esistenti, in primo luogo l'apprendistato, il contratto di inserimento, il part-time lungo, mettendo in campo ulteriori incentivi al loro utilizzo”. Nel contempo, ha sottolineato il sindacalista, “vanno contrastati i ricorrenti abusi che caratterizzano le tipologie contrattuali flessibili, che vanno semplificate e per le quali va prevista la parificazione contrattuale e contributiva, destinando parte della maggiorazione dei contributi all'estensione degli ammortizzatori sociali. Vanno inoltre riordinati gli ammortizzatori sociali – ha concluso Santini - migliorando la tutela del reddito di tutti i lavoratori sospesi o licenziati, anche utilizzando le risorse degli enti bilaterali e, secondo la ricetta della flexsecurity nordeuropea, collegandola strettamente a politiche attive di reinserimento al lavoro”. L’associazione dei consumatori Codacons ha definito i dati sulla disoccupazione diffusi dall'Istat “inevitabili”, visto “che i consumi sono in caduta libera e, fino quando non ripartiranno, le imprese non avranno ragioni per produrre”. Secondo l'associazione c'è un “nodo a cui l'Italia è impiccata dal 2002: gli stipendi e le pensioni sono rimaste ferme mentre il costo della vita è raddoppiato e le famiglie, dopo aver intaccato i risparmi, sono ora ridotte sul lastrico”.
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